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Ragazzi depressi e trascurati >>>>
Segnaliamo, dalla rivista on line TEMPO MEDICO, un interessante articolo che pone l'attenzione non sulla devianza (bullismo etc.), ma sull'aspetto di fondo del problema.
 

 

 
04 giugno 2009
 

 
  Ragazzi depressi e trascurati
 

Secondo diversi studi usciti in questi giorni la depressione negli adolescenti è sottostimata e soprattutto troppo trascurata. Secondo un gruppo di psichiatri di Orlando, in Florida, ciò che impedisce ai giovani di accedere alle cure sono soprattutto barriere di tipo psicologico. Lo sostengono dopo aver condotto un’inchiesta su quasi 370 ragazzi di diversa origine ed estrazione sociale, seguiti per varie ragioni presso ambulatori pubblici e privati. La metà di loro aveva una diagnosi di depressione. A tutti, e a un adulto che li accompagnava, genitore o tutore, è stato rivolto un questionario su quanto pesassero, secondo loro, sul fatto di non ricevere cure adeguate per la depressione, i seguenti possibili impedimenti: i costi delle cure, quel che gli altri potrebbero pensare, la difficoltà di trovare o prendere appuntamento con un medico o uno psicoterapeuta, i limiti di tempo, la disponibilità di cure adeguate, il semplice rifiuto di essere curati e, per i soli adolescenti, il fatto di non volere che la famiglia venisse a conoscenza della loro depressione.
Mentre gli adulti non hanno dato particolare peso a tutte queste barriere, per i ragazzi la paura dello stigma ma anche delle implicazioni familiari incide molto sulla decisione di chiedere aiuto professionale. Gli ostacoli sembravano molto più alti a chi soffriva effettivamente di depressione rispetto ai coetanei sani e condizionava il ricorso alle terapie o ai farmaci. Un altro team di psichiatri, invece, della University of Colorado Denver’s School of Medicine, punta il dito sulle avvertenze emesse dalla Food and Drug Administration nell’ottobre del 2003, che mettevano in guardia contro il rischio di suicidio nei pazienti pediatrici trattati con antidepressivi. «Subito dopo questo provvedimento, infatti» racconta Anne M. Libby nello studio pubblicato sul numero di giugno degli Archives of General Psychiatry, «è improvvisamente crollato il numero di diagnosi di depressione e il consumo di inibitori del reuptake della serotonina (SSRS) in età pediatrica, e per riflesso anche tra gli adulti. La riduzione si è poi mantenuta nel tempo, con un tasso di nuovi casi nel 2007 che sfiora i valori del 1999». E’ un male? Secondo gli autori sì, perché il fatto che migliaia di ragazzi non siano curati li espone a molti pericoli (oltre che a un’inutile sofferenza), tanto più che alla riduzione nella prescrizione di farmaci non ha fatto eco un aumento nel ricorso ad altri tipi di cure, per esempio alla psicoterapia. Infine dalla Danimarca, la segnalazione di un gruppo di ragazzi ad altissimo rischio, da tenere particolarmente d’occhio. Sono quelli costretti a frequenti cambi di residenza, che secondo lo studio dei ricercatori dell’Università di Aarhus rischiano il suicidio molto più dei loro coetanei stanziali. «Se i traslochi sono traumi equiparati dagli psichiatri a lutti e divorzi» ha spiegato Ping Qin, che ha coordinato la ricerca, «l’evento è ancora più doloroso per bambini e ragazzi, per cui il gruppo di riferimento è essenziale e che sono per lo più costretti a subire passivamente le scelte dei genitori, qualunque siano le motivazioni alla base del cambio di residenza».
I ricercatori danesi hanno basato le loro conclusioni sull’esame dei dati relativi a più di 4.100 teenager che tra gli 11 e i 17 anni avevano tentato di uccidersi e all’ottantina che ci è riuscita. Ebbene, controllando ciascuno di questi casi con trenta equivalenti per sesso ed età, gli studiosi hanno verificato che il rischio aumentava all’aumentare del numero dei traslochi: più del 55 per cento dei giovani che hanno tentato il suicidio avevano cambiato casa più di tre volte, contro meno di un terzo tra i controlli. La percentuale di coloro che nella loro breve vita si erano spostati già più di dieci volte era del 7,4 per cento tra i suicidi e sotto il 2 percento tra i controlli.

 

di Roberta Villa
Fonte: Medical Care 2009; 47: 677-685, Arch Gen Psych 2009; 66: 628-632, Arch GenPsych 2009; 66: 633-639