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Psicoterapia individuale - Area autori di azioni violente

La psicoterapia dei soggetti adulti abusanti sessuali, siano essi abusanti intrafamiliari o a struttura pedofila, è un percorso complesso e solitamente  non breve.
Innanzitutto l’abusante che chiede una psicoterapia deve garantirsi l’accesso attraverso ammissioni non marginali dell’abuso perpetrato, come si è già detto per la fase psicodiagnostica.
Il tema principale, in fase iniziale e intermedia, ma spesso anche in fase avanzata dell’iter terapeutico, è la negazione.  Anche colui che ammette i propri atti abusivi mantiene una costante dimensione di negazione che deve essere contrastata e che si declina in negazione dei fatti, della consapevolezza, della responsabilità e dell’impatto dannoso sulla vittima (Trepper e Barrett). Il contrasto alla negazione è spesso un itinerario ricorsivo che riesamina situazioni, azioni, ricordi, vissuti, emozioni e che si muove progressivamente dalle negazioni più massicce (i fatti) a quelle più fini (l’impatto sulla vittima).

Gli obiettivi maggiori della psicoterapia del soggetto abusante sessuale sono:
-l’assunzione piena delle proprie  responsabilità:  verso di sé, verso la vittima, verso la società; la responsabilizzazione verso il futuro,  sia nel campo della gestione delle pulsioni sessuali  che nelle  altre circostanze di confronto con le persone;
-l’acquisizione di empatia verso la vittima e la capacità identificatoria verso le  persone dei contesti di vita;
-la comprensione delle  ragioni del sorgere dell’abuso e quindi l’incremento di conoscenza di sé e delle proprie pericolosità;
-l’ammissione delle strategie poste in essere per praticare  l’abuso;
-la  gestione adeguata del senso di colpa;
-la presentazione, qualora sia possibile e nei modi corretti, delle scuse alla vittima.

La collaborazione del sistema familiare del soggetto  abusante è auspicabile  e facilitante la terapia.
La  psicoterapia dei soggetti abusanti si può considerare pienamente conclusa, a differenza di altri percorsi personali, quando esiste la ragionevole certezza della non reiterabilità dei comportamenti abusivi. Quando l’aspetto compulsivo non viene del tutto superato è sufficiente lo sviluppo di buone capacità di  controllo degli  stimoli attraverso procedure personali e sociali che facciano da garanzia.