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Adozione

Perché una sezione dedicata all’adozione?
Perché nel tempo vi sono state profonde modificazioni nella tipologia dei bambini adottabili. Chi sono, oggi, i bambini adottabili?
Ecco i dati della Commissione Adozioni Internazionali della Presidenza del Consiglio dei ministri (www.commissioneadozioni.it; www.minori.it).
Quasi la metà dei bambini da adozione sia nazionale sia  internazionale hanno tra i 5 e i 9 anni e l’adozione è dichiarata in seguito a perdita della potestà genitoriale.
Possiamo quindi affermare che  in gran parte i bambini adottabili sono vittime di gravi distorsioni delle relazioni familiari, cioè tutta la gamma delle esperienze sfavorevoli infantili (violenza domestica, maltrattamenti, abusi: si vedano altre sezioni di questo sito) che li hanno coinvolti in maniera diretta o indiretta e che hanno attivato interventi rivelatisi infine inefficaci. Il tempo prima dell’intervento e poi spesso quello necessario all’intervento stesso comportano per i bambini un periodo di convivenza con tali distorsioni non breve e quindi tale da danneggiarli profondamente.
Proprio nel periodo necessario a verificare l'efficacia dell'azione sulla famiglia, ci può essere stato anche il passaggio attraverso una o più collocazioni extrafamiliari  prima di 'approdare' nella famiglia adottiva, con ulteriori ricadute negative sul bambino.
Considerata quindi l’alta incidenza di traumi pregressi nei bambini adottati, è prudente prevedere il frequente verificarsi di situazioni ‘ad alta complessità emotiva’, che provocano elevata sofferenza anche se raramente hanno come esito l’allontanamento del minore dalla famiglia[1].
I risultati delle ricerche orientano a pensare che più che la somma dei fattori precedenti l’adozione (sia per i genitori adottivi che per il bambino) centrale sia la flessibilità della famiglia, che genera la capacità di trasformare un problema in un progetto possibile e in un processo che tiene il passo con i livelli di sviluppo. Fattore cardine è la funzione autoriflessiva, finalizzata alla comprensione, alla regolazione e al contenimento degli stati mentali del bambino, promuovendo le sue innate capacità di autocorrezione dell’equilibrio emotivo.
Se è vero che “I genitori adottivi di un bambino precedentemente abusato non sono responsabili dei problemi che il bambino ha, ma sono responsabili di fare tutto il possibile per alleviarli”[2], come aiutare la famiglia adottiva (genitori, bambino, fratelli) nelle adozioni difficili?
Il nostro Centro ha accumulato una lunga esperienza nel trattamento di queste situazioni, per i cui formati rimandiamo alle altre sezioni di questa pagina, tenendo particolare conto delle specifiche potenzialità della situazione adottiva, che è per il bambino la preziosa occasione che può cambiargli la vita. Perché questo avvenga occorre ‘trapiantare’ nel bambino, al sicuro da ‘crisi di rigetto’, un modo nuovo di vedere e affrontare l’esistenza, opposto al modo che la precedente esperienza traumatica ha scolpito nei suoi processi mentali e nelle sue reazioni comportamentali. Occorre un processo di guarigione, che parta da una accurata diagnosi non tanto delle manifestazioni sintomatiche ma del funzionamento psicologico sottostante, e che possa accompagnare il bambino e i suoi cari in un comune percorso. Se i ricordi traumatici non potranno mai essere dimenticati, possono però essere ‘pensati’, e ‘archiviati’, per passare da vittima a sopravvissuto (è successo, ma ora sono al sicuro). Così sarà possibile scegliere modi nuovi di comportamento e rapporto, recuperare la propria integrità e finalmente raggiungere il desiderato traguardo che gli studiosi chiamano ‘crescita post traumatica’: quello stato, cioè, che dà a chi ha sofferto uno spessore umano diverso  e prima imprevedibile.
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[1]  Cavanna (2003) Il fallimento adottivo, Infanzia e Adolescenza, 2, 3, 147-157.
[2]  Keck G.C., Kupecky R.M.(1995) Adopting the Hurt Child. Hope for Families With Special Needs Kids. A Guide for Parents and Professionals. Pinon Press, Colorado Springs.