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Psicoterapia individuale e familiare - Area bambini
La psicoterapia dei bambini vittime di esperienze traumatiche è finalizzata in primo luogo a cambiare le ‘lenti’ con cui viene letta l’esperienza negativa, ormai avvenuta, e a permettere  al bambino di ripristinare la  capacità di integrazione, archiviazione e controllo su pensieri, ricordi, comportamenti, stati psico-fisici: capacità alterata dal trauma e base della sofferenza.
Fondamentale è l’idea che il trattamento del trauma sia un processo, che porta a rileggere l’esperienza traumatica, a privarla delle sue conseguenze permanentemente negative per l’immagine di sé e del mondo, a imparare modalità utili (coping) per ritornare ad avere una vita soddisfacente e per evitare le riattivazioni traumatiche. Il bambino diventa il protagonista di tale processo, all’interno del quale impara attivamente a comprendersi e a prendersi cura di sé.
I metodi e le tecniche utilizzate per facilitare il processo di guarigione in campo clinico sono molte e diversificate. Tuttavia ci sono straordinarie convergenze tra le principali teorie circa obiettivi e fasi del processo terapeutico. Diffuso è il suggerimento di adottare un approccio ‘multimodale’, che trae spunti teorici e tecnici da molte scuole di pensiero e si avvale della progettazione puntuale e accurata dell’intervento.
Forte è anche l’esigenza di integrare alle tradizionali tecniche psicoterapeutiche metodi riconosciuti come particolarmente validi nelle situazioni di trauma infantile, con l’obiettivo di migliorare la completezza di azione, la specificità,  il contenimento dei tempi, ricercando 'facilitatori' che possano sbloccare i funzionamenti post traumatici.
A tale scopo il trattamento integra, ove utile, l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) come metodo specifico per la risoluzione adattiva della patologia post-traumatica.
Quanto a chi si prende cura del bambino, siano essi genitori naturali, adottivi, affidatari, ma anche educatori (i caregiver), il loro coinvolgimento è ampio, prolungato, flessibile. Essi sono innanzitutto presenti prima e dopo la seduta. Prima, per dare informazioni importanti del tempo intercorso tra una seduta e l’altra (vengono richieste email di aggiornamento); dopo, in quanto sono garanti che ‘compiti’ assegnati in seduta o produzioni importanti e significative avvenute nella stessa vengano valorizzate; sempre, come ‘testimoni’ compartecipi e rassicuranti.
Ai caregiver viene assicurato durante tutto il percorso terapeutico un sostegno intenso, mirato al riconoscimento, alla corretta interpretazione e gestione dei comportamenti e sintomi del bambino, e, non ultimo, alla elaborazione delle proprie risonanze emotive, spesso forti.
Se ci sono fratelli, anch’essi vengono a far parte, se utile, del percorso terapeutico, promuovendo solidarietà e comunicazione aperta.
Se è difficile prevedere i tempi di un percorso terapeutico, possiamo tuttavia affermare l’orientamento a dimettere il più presto possibile, modulando altre fasi di trattamento meno intensive e/o dirette ai soli caregiver. In media i percorsi terapeutici prevedono sedute settimanali e si sviluppano nell’arco di un anno e mezzo.
Al termine del percorso o in alcune fasi ritenute nodali, è prevista la rivalutazione psicodiagnostica del bambino, allo scopo di fare il punto sui risultati ottenuti e sui problemi residui, per orientare le successive scelte di intervento, per validare l'opportunità delle dimissioni.