Il Centro TIAMA é un servizio de


So-Stare
PROGETTO  SO-STARE:  UN SOSTEGNO PER RIPARTIRE
Tutelare l’infanzia negata e garantire il diritto del minore alla famiglia
gennaio 2008 - dicembre 2009
Il Progetto é stato realizzato con il contributo di Fondazione UMANAMENTE e Fondazione CARIPLO 
 
  
1.    Perché il progetto: il contesto territoriale e i bisogni
 
Il Progetto So-stare nasce dalla volontà di far fronte alle numerose situazioni di mal-trattamento che coinvolgono i minori di una delle zone periferiche più disagiate di Milano. Facciamo riferimento al Quartiere Forlanini ed al Quartiere Ponte Lambro, entrambi in prossimità della direttrice Est-Ovest che collega l’aeroporto di Linate con il centro della città, che si caratterizzano per l’esistenza di imponenti fabbricati di edilizia residenziale pubblica, in sostituzione delle case minime che prima sorgevano sull’area. Gli abitanti in età scolare e prescolare risultano essere pari al 18%, dato che, se non è di dimensioni significative in valore relativo, lo è in valore assoluto per il concentrarsi di questa popolazione giovanile in fabbricati molto ravvicinati tra loro.
E’ facile che, nell'ambito di un numero così elevato di nuclei familiari, appartenenti peraltro alle fasce economicamente più deboli, in quanto assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica, si ritrovino quantità significative disituazioni difficili di degrado familiare e di devianza sociale, che si intrecciano con legami parentali e situazioni di omertà diffusa. Nei quartieri si situano attività connesse allo spaccio e al consumo di droga, alla microcriminalità, alla ricettazione.
Dal confronto con i Servizi Sociali di zona, con la Parrocchia, con il Distretto Scolastico è emerso cheuna buona parte dei ragazzi residenti nel quartiere presenta gravi problemi familiari e sono vittime di Esperienze Sfavorevoli Infantili. Si indicano come Esperienze Sfavorevoli Infantili quell’insieme di situazioni vissute nell’infanzia che si possono definire come “incidenti di percorso” negativi, più o meno cronici, rispetto all’ideale percorso evolutivo sia sul piano personale che relazionale e che hanno come teatro la famiglia. Ciò che accomuna le diverse forme di Esperienze Sfavorevoli Infantili è la loro capacità di produrre in chi le subisce una vasta gamma di esiti patologici che si manifestano dopo mesi, anni o nell'età adulta. Queste gravi conseguenze, che si evidenziano già in un’età molto precoce (se osservate con la dovuta attenzione), perdurano il più delle volte per tutto il corso della vita provocando enormi sofferenze.
Sul territorio sono frequenti casi in cui la comunicazione è minima, l’attenzione educativa è occasionale, i modelli di comportamento sono spesso improntati all’insegna dell’ostilità e dell’aggressività, gli episodi di violenza in famiglia diventano pressoché quotidiani e molti minori sono coinvolti in esperienze giudiziali (come vittima, come testimone o come autore di reato).
In alcune occasioni sono attive le tutele da parte dei Servizi Sociali della Famiglia; in molte altre le manifestazioni di disagio, inizialmente più sommesse, si confondono in un contesto giovanile comunque “sopra le righe”, nel quale le modalità relazionali intergenerazionali e tra pari risultano alterate.
 
Assistiamo dunque ad uno scenario quotidiano articolato su due livelli distinti:
-         il forte condizionamento che il contesto socio-culturale agisce sugli stili relazionali ed educativi delle famiglie, che porta ad una diffusa disaffezione al territorio di appartenenza, a disturbi generalizzati dell’apprendimento e deficit di attenzione nei minori, ad una cronica mancanza di figure di riferimento adulte in grado di accompagnare i minori nel percorso di crescita, ad una conseguente mancanza di prospettive e progettualità per ragazzi che, alla soglia dei 15 anni, sono esclusi da qualsiasi circuito scolastico o lavorativo
-        la crescente presenza di situazioni “al limite”, nelle quali all’interno della famiglia i minori vivono situazioni di grossa tensione e/o subiscono reiterati maltrattamenti, coperte dal sistema parentale diffuso nel quartiere e non conosciute dai servizi territoriali. Emergono solitamente attraverso la confidenza nella quotidianità, o addirittura attraverso lo sfogo di un genitore in cerca di conforto o di aiuto.
 
Su questo duplice fronte intende muoversi il Progetto, cercando di dare risposte flessibili ed individualizzate all’interno di una logica di rete.
 L’obiettivo di questo progetto è dotare gli “addetti ai lavori” di strumenti per costruire basi comuni che consentano l’individuazione ed il trattamento precoce del disagio minorile sommerso dovuto ad Esperienze Sfavorevoli Infantili, ma soprattutto la capacità di elaborare e co-costruire insieme alla famiglia un progetto relativo ai propri figli, differenziato a seconda della problematica emersa.
L’innovatività del progetto sta proprio nel considerare che è possibile prevenire i danni conseguenti alle Esperienze Sfavorevoli Infantili, coniugando strettamente l’intervento educativo con quello psicologico.
 
2.    Chi lo gestisce
Il progetto “So-stare” è presentato dalla Cooperativa La Strada, in stretta collaborazione con le realtà scolastiche, educative ed animative presenti sul territorio.
In particolare La Cooperativa la Strada si avvarrà per gli interventi di carattere psicologico del supporto di uno dei propri servizi, il Centro Tiama (Tutela Infanzia Adolescenza Maltrattata), che può contare su uno staff di professionisti con alle spalle una lunga esperienza nell’intervento a favore dei bambini abusati e maltrattati.
 
3.    L’utenza
Il territorio di azione del Progetto è situato nella Zona 4 di Milano, con particolare riferimento ai quartieri di Via Salomone e Ponte Lambro, nell’estrema periferia sud-est di Milano.
I fruitori del progetto saranno:
-  i minori italiani e stranieri dai 6 ai 14 anni che mostrano in modo più o meno evidente segnali di disagio collegabili ad Esperienze Sfavorevoli Infantili
-  genitori e/o famiglie di origine dei sopra citati minori
-  gli insegnanti delle scuole elementari e medie del Territorio di riferimento
-  gli operatori dei Servizi rivolti alle famiglie, pubblici e privati, già operanti in zona
-  i volontari di parrocchie ed enti del privato sociale, che prestano la loro opera a stretto contatto con i principali utenti del progetto
 
4.    Le finalità
Il Progetto intende:
-         permettere ai minori vittime di mal-trattamento il superamento di tale condizione ed il raggiungimento di una migliore qualità della vita e delle relazioni con la propria famiglia di origine
      offrire una pluralità di interventi qualificati e diversificati nell’area educativa e psicologica, coniugando la necessità di sviluppare percorsi di presa in carico che ruotino attorno a due assi principali: quello educativo, attraverso l’affiancamento nella quotidianità e la possibilità di fare esperienze positive e gratificanti (esperienza riparativa) e quello psicologico, volto a cambiare il sistema dei significati del minore attraverso il lavoro di rielaborazione (esperienza correttiva).
-       creare un punto di riferimento, riconoscibile e riconosciuto non come “luogo del disagio” ma come una occasione di sostegno, per minori, famiglie e servizi, allo scopo di affrontare i prodromi del disagio a partire dalla quotidianità e dal rapporto con le persone del territorio.
 
Sono obiettivi specifici del Progetto:
     realizzare un percorso formativo partecipato per gli operatori degli enti del territorio (scuole, parrocchie, centri di aggregazione, altri servizi di accoglienza..) in grado di costruire un linguaggio ed una sensibilità comune al problema
-       favorire la presa in carico educativa, secondo la modalità del tutoring, dei minori segnalati dagli enti coinvolti
     offrire una consulenza legale qualificata e specializzata per i minori vittime o autori di reato
-      offrire percorsi di sostegno psicologico, in stretta connessione con le azioni educative, per il trattamento di minori vittime di Esperienze Sfavorevoli Infantili e dei loro genitori, attraverso momenti individuali e di gruppo
-      sperimentare e definire “buone prassi” utili alla prevenzione ed al trattamento di minori che hanno subito Esperienze Sfavorevoli Infantili
 
5.    La modalità di realizzazione dell’intervento
L’elemento centrale della presente proposta progettuale è la possibilità di coniugare diverse “discipline” al fine di far fronte al disagio minorile, espressione di quelle che vengono identificate come Esperienze Sfavorevoli infantili.
Nonostante la consolidata teorizzazione del “lavoro di rete”, sperimentiamo ogni giorno come gli interventi in ambito sociale siano ancora estremamente frammentati e settoriali, soprattutto in ambiti territoriali periferici. Esistono, sul territorio di Zona 4, servizi educativi, consultori, progetti per l’osservazione del disagio e per il trattamento di particolari patologie.
Raramente però è possibile strutturare interventi “sistemici”, in grado cioè di cogliere un unico senso nelle diverse dimensioni del disagio espresso, ed intervenire su più livelli, con strumenti diversificati, a seconda del reale bisogno e degli interlocutori in gioco.
Per questo intendiamo lavorare sulla capacità delle diverse realtà di un territorio di parlare “un linguaggio comune”, di poter cogliere elementi rivelatori di un malessere potenzialmente invalidante, di dare risposte articolate in grado di migliorare lo stato psicofisico dei minori accolti.
L’articolazione delle risposte passa attraverso la possibilità di coniugare interventi socio-educativi con interventi di sostegno psicologico individuale e di gruppo, in grado di coinvolgere sia i minori che i genitori di ogni nucleo famigliare, erogati da un unico soggetto al fine di contrastare la mancata integrazione socio sanitaria.
Per fare ciò non verranno proposti strumenti sperimentali. Riteniamo infatti che sia necessario partire dall’esistente, da ciò che è consolidato in termini di esperienza sul territorio e di esperienza pregressa, sperimentando però “buone prassi” in grado di organizzare ed armonizzare al meglio gli interventi sul territorio.
Il “luogo” di questa sperimentazione sarà dunque una EQUIPE INTEGRATA, composta da:
-      un coordinatore pedagogico
-      un assistente sociale
-    i referenti delle singole realtà (scuole, centri di aggregazione, parrocchie…) che, di volta in volta, proporranno la presa in carico dei minori a loro affidati
 
L’EQUIPE INTEGRATA si ritroverà a cadenza periodica presso i singoli servizi aderenti, identificherà le situazioni idonee ad una presa in carico e, dopo attenta valutazione, orienterà i minori e le famiglie in uno o più percorsi di presa in carico. E’ in questa sede, in prima istanza, che il lavoro di incontro e integrazione tra i servizi esistenti (scuole, parrocchie, centri di aggregazione etc…) si realizza ed assume il significato “innovativo” sopra descritto.
  
6.    Le azioni
Il Progetto So-stare prevede 3 MACRO AZIONI:
 
Macro Azione 1: costituzione della rete e formazione
La rete dei soggetti del territorio, attivi già da anni secondo le proprie competenze, ha già sperimentato, in singole occasioni sui singoli casi, la possibilità di operare congiuntamente per il bene dei minori e delle famiglie. Spesso la collaborazione, però, ha interessato un segmento dell’intervento complessivo: la segnalazione, la realizzazione di un preciso e delimitato intervento, la richiesta di una risorsa a sostegno della famiglia.
Intendiamo dunque dare continuità all’attivazione della rete, coinvolgendo gli enti in un processo che parta dalla formazione comune, si esplichi attraverso la compartecipazione nella presa in carico di minori e delle famiglie, contribuisca per quanto possibile al monitoraggio dell’intera iniziativa.
Formazione congiunta iniziale per insegnanti/operatori/volontari impegnati nelle scuole e nei servizi educativi del territorio (i nodi della rete: Centri di Aggregazione Giovanile, Oratori….) sul tema dei minori vittime di esperienze sfavorevoli infantili (mal-trattamenti, abusi sessuali,violenza assistita, sfruttamento, ecc.) che ha come obiettivo quello di costruire basi comuni che consentano l’individuazione precoce del sommerso ma soprattutto la capacità di elaborare e co-costruire insieme alla famiglia un progetto differenziato a seconda della problematica emersa.
Alla conclusione del percorso formativo verranno confermati i referenti per ogni plesso scolastico e per ognuna delle strutture educative coinvolte.
 
Macro azione 2: consulenza dell’equipe integrata
Costituzione di un’èquipe integrata tra gli operatori della Cooperativa La Strada (1 referente educativo ed un referente del Centro Tiama psicologo e/o assistente sociale) e, di volta in volta, i referenti delle Scuole e delle varie agenzie educative del territorio, che si ritroverà a cadenza periodica presso i singoli servizi aderenti. L’Equipe integrata identificherà le situazioni che richiedono una presa in carico (si fa riferimento anche a situazioni famigliari di crisi o difficoltà transitorie che condizionano pesantemente la serenità e la crescita di un minore; in questo senso gli interventi andranno a sostenere la famiglia in un particolare momento di difficoltà) e, dopo attenta valutazione, orienterà i minori e le famiglie in uno o più dei percorsi previsti alla macro azione 3.
 
Macro Azione 3: presa in carico
La Macro Azione 3 è la parte del progetto che prevede la presa in carico delle situazioni che “emergeranno” grazie al lavoro congiunto dell’Equipe Integrata e di tutti i soggetti territoriali coinvolti
Le azioni finalizzate agli interventi sui minori fanno riferimento a tre aree:
 
1.         AREA dell’ACCOMPAGNAMENTO EDUCATIVO
Si propone un servizio di Tutoring Educativo in grado di accompagnare il minore, attraverso l’affiancamento di un educatore, nell’affrontare e risolvere il momento di difficoltà scegliendo di sostenere ogni minore globalmente,considerando cioè ogni aspetto della suavita(scuola o formazione in generale, tempo libero, interessi personali...).
I tutor agiranno come “catalizzatori”, attivando e unendo (ponendosi anche come “facilitatori” della relazione) le risorse già presenti sul territorio al fine di sostenere il minore nelle difficoltà e implementare capacità e competenze personali, secondo un Progetto Educativo Individualizzato.
Nei casi in cui sarà consigliato un accompagnamento strettamente individualizzato, i tutor saranno in grado di affiancare anche quotidianamente i ragazzi, presso la sede del progetto o anche all’interno delle scuole, ad esempio, nel sostegno scolastico o in altre attività pomeridiane.
In base a quanto rilevato sul territorio ed ai bisogni espressi dalle famiglie, il Progetto prevede, oltre all’affiancamento di un educatore professionale:
- la realizzazione di uno spazio di accoglienza e di incontro pomeridiano (dalle 16,30 alle 18,30), dal Lunedì al Venerdì, per i bambini della scuola elementare.
-   attività ludico-ricreative soprattutto nel periodo estivo, rivolti ai minori delle elementari e delle medie.
 
2.         AREA della CONSULENZA LEGALE
Considerata la continua richiesta, da parte dei minori e/o delle loro famiglie, di chiarimenti a vari livelli, proponiamo un servizio di consulenza legale rivolto in prima istanza proprio ai minori coinvolti in procedimenti penali e/o civili sia nella veste di autori di reato che di vittima o testimoni.
L’attività di consulenza, a richiesta ed attraverso il filtro degli operatori del Progetto, sarà sempre affiancata ad un lavoro con gli esercenti la potestà genitoriale o comunque con i care giver dei minori. La consulenza legale offerta al minore vittima di una situazione di maltrattamento e/o abuso sessuale (ma anche autore di un reato) ed ai suoi datori di cure ha come obiettivo principale quello di aiutarlo, tanto più quanto più tenera è la sua età, ad affrontare con consapevolezza il compito che gli è richiesto all’interno della procedura giudiziaria che lo coinvolge.
 
3.         AREA del SOSTEGNO PSICOLOGICO
Il progetto si propone l’attuazione di percorsi di sostegno psicologico rivolti ai minori ed alle proprie famiglie al fine di superare gli ostacoli che sono alla base delle Esperienze Sfavorevoli Infantili. L’esperienza ci insegna che è possibile, oltre che doveroso, intervenire per superare la condizione di mal-trattamento agendo sull’individuo e modificando le relazioni familiari al fine di ripristinare condizioni di buon-trattamento sia per i bambini che per gli adulti di riferimento.
Gli interventi psicologici previsti nel presente progetto potranno essere:
- individuali (singolo minore, singolo genitore)
- familiari (coinvolgendo l’intero nucleo o la coppia genitoriale)
- in gruppo (tale attività viene sempre sviluppata parallelamente attraverso la realizzazione di un gruppo rivolto ai minori e contemporaneamente un gruppo rivolto ai genitori o datori di cure principali).
 
7.    La rete
Il progetto intende consolidare e sviluppare il rapporto operativo con le seguenti realtà, che hanno partecipato al confronto iniziale per la rilevazione del bisogno e per la definizione delle azioni del Progetto: Istituto Comprensivo Scolastico “F. D’Assisi, Meda, Ferrarini”, Istituto Comprensivo Scolastico Madre Teresa di Calcutta, Centro di Aggregazione Giovanile “Tempo & Poi, Centro Giovani di Via Parea, Parrocchia S. Galdino, Parrocchia S.Nicolao, Parrocchia Sacro Cuore in Ponte Lambro.
Altri enti hanno dichiarato il loro interesse e la loro disponibilità a fornire opportunità per la realizzazione degli interventi sul territorio: Consiglio di Zona 4, Servizi Sociali della Famiglia del Comune di Milano, UONPIA , CPBA e UTM, Ente di Formazione Galdus, Associazione Centro di Solidarietà San Martino, Associazione Nocetum.
Offriranno inoltre preziose opportunità per i percorsi educativi personalizzati e consulenza su particolari tematiche l’Ente di Formazione Galdus (percorsi di orientamento e formazione professionale), l’Associazione Centro di Solidarietà San Martino (accoglienza agli immigrati), l’Associazione Nocetum (Rom e campi nomadi).